«Vedi, c’è una cosa… io posso vivere nel dubbio, nell’incertezza, senza conoscere… penso che sia molto più interessante vivere senza sapere piuttosto che darsi risposte che potrebbero essere sbagliate; ho risposte approssimative, timide convinzioni e diversi gradi di certezza… a proposito di diverse questioni ma non sono assolutamente sicuro di nulla… e di molte cose non so assolutamente nulla… ma non devo per forza avere una risposta… non sono spaventato dall’idea di non conoscere le cose».

Queste sono parole di un genio del Ventesimo secolo, un personaggio poliedrico, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1965 per l’elettrodinamica quantistica, Richard Feynman.

A 31 anni dalla sua morte cercheremo di ripercorrere la sua vita straordinaria attraverso parte dell’enorme materiale biografico a Lui dedicato.

Richard Phillips Feynman nacque l’11 maggio 1918 a Manhattan da una famiglia ebraica ashkenazita di origini russe e polacche, e visse la maggior parte della giovinezza nel quartiere di Far Rockaway nel Queens

Figlio di Melville, un emigrato ebreo dalla Bielorussia, uomo d’affari di scarsa fortuna con una grande passione per la scienza, e di Lucille Phillips proveniente da una famiglia di ebrei polacchi (la P. del secondo nome è proprio il cognome della madre), fu avviato fin dall’infanzia, con grande determinazione, allo studio delle scienze.

Si costruì anche un piccolo laboratorio per esperienze di elettricità ed era autodidatta in matematica. Amava la matematica poco convenzionale e divertente e conosceva la trigonometria, il calcolo differenziale e integrale molto prima di incontrarli a scuola; amava anche le competizioni matematiche e nel suo ultimo anno di scuola superiore vinse il Campionato Matematico della New York University. Nonostante i suoi buoni voti in matematica e scienze incontrò difficoltà ad entrare all’Università, a causa del fatto che agli ebrei erano riservate a quei tempi quote molto basse di iscrizioni.

Fu accettato finalmente al MIT nel 1935 e seguì prima i corsi di matematica, poi di ingegneria elettrotecnica e finalmente di fisica teorica.

La sua carriera universitaria parte dal MIT (Massachussetts Institute of Technology), dove si laurea nel 1939. Prosegue a Princeton, dove, diventato il pupillo di John Archibald Wheeler, ottiene il dottorato nel 1942; poi alla Cornell University, dove insegna fisica teorica per cinque anni; infine al Caltech (California Institute of Technology) dove termina la sua carriera. A Princeton inizia a familiarizzarsi con i metodi variazionali, ovvero, la ricerca di equazioni dinamiche minimizzando un’opportuna funzione. In pratica, si cerca la minore “traiettoria” in opportuni spazi.

Intervista Richard Feynman

Per la tua privacy YouTube necessita di una tua approvazione prima di essere caricato.
Ho letto la Privacy Policy ed accetto

 

Sorprendentemente, il principio variazionale, anima della formulazione di Feynman della meccanica quantistica, non piace subito al giovane Richard.

Successivamente, una volta imparato ad apprezzare il calcolo variazionale, Feynman tira fuori il suo capolavoro: la riformulazione della meccanica quantistica in termini di integrale su tutte le “storie” o “cammini” percorsi dalla particella. Non finirà di stupire, contribuendo alla teoria dell’Eletrodinamica Quantistica (QED), nalla quale lunghi e complicati integrali possono essere schematizzati dai celebri “diagrammi di Feynman”. La QED, insieme ai diagrammi che portano il suo nome, lo renderà immortale con il premio Nobel per la fisica nel 1965 (condiviso con il “rivale” Jullian Schwinger e con Sin Itiro Tomonaga). Sua è anche l’interpretazione delle antiparticelle come oggetti che vanno … indietro nel tempo! La facilità con cui Feynman apportava modifiche sostanziali e anticonvenzionali all’ordinario modo di vedere le cose ricorda il genio innovatore di Einstein: accettare anche ciò che sembra assurdo, che il mondo vada effettivamente come suggeriscono le equazioni e gli esperimenti pur di soddisfare a principii di simmetria e semplicità.

Approfondimento su Richard Feynman

Per la tua privacy YouTube necessita di una tua approvazione prima di essere caricato.
Ho letto la Privacy Policy ed accetto

 

È un insegnate brillante, carismatico, anticonformista e con un senso dello humor strepitoso. Può essere difficile seguirlo nei suoi ragionamenti complessi, ma quando ne ha l’occasione mostra il talento del grande intrattenitore. E la BBC lo ingaggia come divulgatore in diversi documentari.

 

Per la tua privacy YouTube necessita di una tua approvazione prima di essere caricato.
Ho letto la Privacy Policy ed accetto

 

Nel 1965 si aggiudica il Premio Nobel. Non è però il tipo di scienziato che sgomita per essere in prima fila nelle cerimonie pompose. Prima pensa di rifiutare il premio, poi cambia idea e si trova a disagio durante il rito della premiazione.

In un’intervista alla BBC dirà:

Non vedo per quale motivo qualcuno dell’Accademia Svedese debba decidere se questo lavoro sia abbastanza nobile da ricevere il premio. Il premio l’ho già ricevuto. Il premio è il piacere della scoperta, il contributo alla ricerca, il fatto che la gente usa il mio lavoro. Sono queste le cose reali. Le onorificenze non sono reali, secondo me. Non credo nelle onorificenze.

Feynman fu in seguito inviato ad unirsi alla commissione Rogers, incaricata nel 1986 dal presidente Ronald Reagan di indagare sulle cause del disastro dello Space Shuttle Challenger.

Feynman ha dedicato la seconda metà del suo libro Che t’importa di ciò che dice la gente alla sua esperienza nella commissione Rogers, divagando dai soliti aneddoti, brevi e scherzosi per un racconto esteso e sobrio. Il resoconto di Feynman rivela una disconnessione tra gli ingegneri della NASA e i dirigenti che fu molto più impressionante di quello che si aspettava. Le sue interviste ai manager di alto rango della NASA hanno rivelato fraintendimenti sorprendenti di concetti elementari.

Richard Feynman fu colpito nel 1979 da due rare forme di tumore: il liposarcoma e la macroglobulinemia di Waldenstrom. Morì a 69 anni, poco tempo dopo aver subito un’operazione di asportazione del sarcoma che si era ripresentato allo stomaco. Le sue ultime parole furono «Non sopporterei di morire due volte. È una cosa così noiosa»
La sua eredità scientifica è enorme, infatti Feynman è ritenuto il padre delle nanotecnologie, avendo considerato per la prima volta nel 1959, con un noto discorso passato alla storia come There’s Plenty of Room at the Bottom[19], la possibilità di manipolazione diretta degli atomi nella sintesi chimica. È inoltre considerato uno degli ispiratori del computer quantistico.

Articoli correlati: